"… noi altri siamo “in prestito” quando balliamo o suoniamo la musica delle campagne, che non ci apparterrà mai. Per rari momenti e quasi per caso possiamo provare quell’esperienza dell’essere vivi, interi, uniti, che i nostri nonni vecchi e contadini erano condannati a provare tutti i giorni, in quella sofferenza tremenda di fatiche disumane, e che invece li rendevano umani, umanissimi.
Loro ci stanno lasciando l’eredità di far ballare e far innamorare come si faceva una volta, con entusiasmo, con semplicità, ma senza dimenticare, e noi abbiamo paura di non esserne all’altezza. Ci sono ancora per noi tante cose da imparare…" |